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Dermatologia & Allergologia

Sensibilizzazione o allergia al nickel solfato: cos’è e trattamento

By Stefania Miglietta 

Cos'è il nickel solfato e dove si trova?

Il nickel è un metallo notevolmente diffuso e risulta, pertanto, difficoltoso eliminare in modo totale e completo il contatto con questo sensibilizzante. L’obiettivo pertanto deve essere di ottimizzare il più possibile la prevenzione evitando contatto con:

  • fermagli e ornamenti metallici, bigiotteria (anche quella definita ipoallergenica contiene nichel). Il nichel, inoltre, può essere contenuto in molti oggetti sottoposti a cromatura;
  • argento, oro non puro 14 carati (in particolare oro bianco, meno l’oro giallo), anche il platino può contenerne in percentuale variabile a seconda della purezza della lega;
  • utensili da cucina (tra cui pentole, posate, forbici…);
  • aghi, spilli, ditali;
  • coloranti per vetro, stoviglie in terracotta e porcellana;
  • tessuti di colore scuro (blu, nero, marrone e verde scuro..): il nichel è utilizzato come mordente per fissare le colorazioni;
  • tinture per capelli;
  • liquidi e matrici per fotocopiatrici;
  • leghe per protesi dentarie, ortopediche, cardiache, aghi per elettrodepilazione, agopuntura, mesoterapia (AVVISARE lo specialista nel caso sia necessario sottoporsi a tali trattamenti);
  • cosmetici non certificati («Nickel-free»): anche se non è riportato tra gli ingredienti è possibile che sia contenuto come risultato di scorie residue dai macchinari utilizzati nei processi lavorativi. Deve essere presente l’indicazione «Nickel-free»;
  • fertilizzanti per piante, insetticidi e fungicidi.

Materiali alternativi: alluminio, teflon, acciaio inossidabile, titanio, platino.

Prevalenza dell'allergia al nickel solfato

Il nickel è la principale causa di dermatite allergica da contatto, in particolare è il metallo maggiormente responsabile di allergia (5-20% della popolazione a seconda degli studi).

Negli ultimi anni, tuttavia, si sta assistendo ad un miglioramento in seguito all’introduzione delle direttive EU che hanno ridotto sensibilimente l’incidenza soprattutto nelle giovani donne (18-35 anni), maggiormente esposte per l’abitudine ad indossare bigiotteria e per la pratica della foratura dei lobi, di eczema delle mani e allergia a nickel.

Negli uomini è più frequente, invece, l’esposizione per motivi professionali (2-8%).

Nei bambini la prevalenza è intorno al 15% e rappresenta la causa più frequente di allergia da contatto insieme a cobalto, thimerosal e profumi. I bambini atopici sono ugualmente colpiti rispetto ai non atopici e non c’è predilezione di sesso. In genere la sensibilizzazione avviene negli adolescenti, sebbene sia possibile anche nei lattanti o nei bambini per l’utilizzo di bigiotteria, bracciali, spille, accessori in metallo indossati dalla madre, o per contatto con scarpe, monete, giocattoli in metallo, maniglie…

Quindi, l’allergia al nickel può interessare qualunque età, sebbene sia prevalente dai 30 anni ed, in genere, possa persistere per molti anni, spesso per sempre.

Sintomi dell'allergia al nickel e clinica

Le lesioni cutaneee sono prevalentemente di tipo eczematoso, associate ad intensa sensazione di prurito. L’esordio è spesso nella zona del contatto, sebbene le manifestazioni successive possano localizzarsi anche in sedi differenti. L’eruzione cutanea in genere compare a distanza di 12-48 ore dal contatto e può persistere pochi giorni o settimane in relazione al grado di reattività cutanea all’allergene e al corretto utilizzo dei trattamenti specifici.

La sintomatologia tende ad accentuarsi durante la stagione estiva e nei climi caldo-umidi. In seguito all’aumentata sudorazione il nickel viene, infatti, liberato più facilmente dagli oggetti che lo contengono, anche in presenza di una barriera costituita da stoffa o smalto per unghie (l’applicazione di quest’ultimo alla bigiotteria, per esempio, consente di tollerare il contatto con tali oggetti per qualche ora).

Sensibilizzazione al nickel e dieta

In soggetti fortemente allergici è possibile che il contenuto in nickel degli alimenti possa determinare la comparsa o il mantenimento di sintomi allergici. Purtroppo non è possibile indicare con precisione il contenuto in nichel degli alimenti, in quanto fortemente influenzato da diversi parametri:

  • il terreno di coltivazione (per i vegetali), gli antiparassitari utilizzati, attrezzature e sostanze impiegate durante la produzione;
  • stagione e momento della giornata;
  • variabilità delle abitudini alimentari e dei menù quotidiani;
  • diverso contenuto in nickel dell’acqua e delle bevande;
  • assunzione contemporanea di altre sostanze (vitamina C e ferro riducono l’assorbimento di nickel);
  • abitudine al fumo di sigaretta (il nickel è contenuto nelle sigarette);
  • tipo di stoviglie/pentole utilizzato.

Va ricordato, inoltre, che la maggior parte del nickel assunto con gli alimenti non viene assorbita, ma rimane a livello del tratto gastrointestinale. Solo l’1-10% viene assorbito, pertanto, diventa molto difficoltoso stabilire con esattezza l’assorbimento totale rispetto a tutti questi fattori concomitanti.

La quota assorbita viene trasportata nel sangue senza depositarsi in modo significativo in nessun organo (solo tiroide e surrenni trattengono una quota leggermente superiore di nickel) per poi essere escreta tramite urine, sudore e vie biliari.

Nel caso in cui il paziente noti sintomi all’assunzione di alcuni alimenti (evento che interessa solo una piccola percentuale dei pazienti affetti da allergia a nickel) può essere opportuno prescrivere una dieta di esclusione, oltre alla raccomandazione di utilizzare pentole ed utensili da cucina non metallici.

Tra gli alimenti normalmente esclusi rientrano cioccolato, cacao, frutta secca, legumi, the, spinaci, funghi, margarine vegetali, aringhe ed ostriche.

La tabella che segue riassume il contenuto medio di nickel negli alimenti:

CONTENUTO DI NICKEL

ALIMENTO

ELEVATO

Arachidi, avena, cacao e derivati (cioccolato..), concentrato di pomodoro, lenticchie, mandorle, noci, nocciole

MEDIO

Alimenti conservati o cotti in recipienti di metallo, asparagi, cavolfiore, fagioli/fagiolini, farina, pane di grano integrale, lievito in polvere, margarina, mirtilli, ostriche, crostacei, patate, piselli, pomodori e spinaci, prugne secche

DISCRETO

Albicocche, aragoste, broccoli, cipolle, mais, pere, uva passa

BASSO

Avocado, carote, lattuga, fichi, funghi, grano saraceno, liquirizia, platessa e aringhe, thè, rabarbaro

CIBI PERMESSI

Birra, caffè, carni (tutte), pesce (escluso platessa e aringhe), pollame e uova, latte e derivati Yogurt (non aromatizzati), frutta fresca (escluso pere, albicocche e prugne), marmellata, barbabietola rossa, cetrioli, melanzane, peperoni verdi, rossi, cornflakes, farina 00, riso, bevande frizzanti, vino

Diagnosi dell'allergia al nickel

Sebbene sia spesso possibile sospettare la sensibilizzazione/allergia al nickel in relazione alle caratteristiche delle lesioni cutaneee e alla loro sede (che in genere rievoca un contatto), la conferma diagnostica è data dal cosiddetto Patch test.

Sulla parte alta del dorso vengono applicati dei piccoli cerotti contenenti le sostanze allergeniche di maggior riscontro (Serie Standard). A distanza di 48-72 ore si valuta la reazione cutanea locale: la presenza di rossore, piccole vescicole, gonfiore e prurito in misura variabile confermano la diagnosi di sensibilizzazione allergica.

Pur essendo una metodica priva di rischi, per la minima quantità di allergene utilizzato, è bene avvertire il paziente che se è presente qualche piccola lesione in fase attiva o di parziale regressione è possibile osservare una riattivazione della stessa per contatto con l’allergene indotto dal test.

La presenza di prurito durante le 48-72 ore di applicazione del test non sono indicative necessariamente di sensibilizzazione, spesso è dovuto semplicemente alla permanenza dell’apparato testante.

Terapia dell'allergia nickel

Il trattamento terapeutico è fondamentalmente di tipo sintomatico attraverso l’utilizzo di antistaminici per alleviare il prurito e topici a base di corticosteroidi per accelerare la risoluzione.

L’utilizzo dell’antistaminico è funzionale non solo al controllo del prurito, ma anche alla riduzione dell’infiammazione allergica, garantendo un miglior controllo della stessa anche a lungo termine in caso di terapia protratte per alcuni giorni/settimane.

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